“Sentivo il rumore dell’acido solforico sul mio volto: in quel momento scegli se vivere o morire (…). Ogni volta che si vive un dolore, bisogna fare leva sulla speranza…”
Sono solo alcune delle preziose parole che ieri Lucia Annibali ha regalato agli studenti mantovani degli Istituti Carlo d’Arco e Fermi, durante la loro assembla d’istituto a Teatro Ariston, dove è stata invitata a intervenire per raccontare la sua storia simbolo della violenza sulle donne. E’ arrivata da Roma, insieme al suo medico di fiducia, che oramai da quattro anni, da quel terribile 16 aprile 2013, la cura e la sostiene.
Quella sera di quattro anni fa, il volto dell’avvocatessa di Pesaro è stato sfregiato da due albanesi, che hanno fatto capolino dentro il suo appartamento, mandati dall’ex amante Luca Varani, ora in carcere, condannato a 20 anni dalla Cassazione. Oggi Lucia Annibali è diventata simbolo di forza, speranza e vita per tutte le donne che si ritrovano a vivere questi tragici eventi, Lucia collabora attivamente con il Ministero delle Pari Opportunità a Roma per creare piani d’azione efficaci e di supporto per tutte le vittime di violenza.
“Al primo medico che mi ha soccorso, in ambulanza, continuavo a chiedere se mai fossi tornata a riavere il mio volto…”
Numerosissime domande sono arrivate dai ragazzi in platea, in particolare dai maschi, che saranno i compagni, i mariti e i padri di domani.
Nel servizio riportiamo stralci dell’evento, e Lucia Annibali ai nostri microfoni.