
On gal sensa cresta al par on capon/ on om sensa barba al par on coion :
“Gallo senza cresta sembra un cappone, uomo senza barba sembra un minchione”
Come si sa i proverbi, in tutti i popoli e in tutti paesi, hanno radici antichissime e sono considerati pillole di saggezza. Persino quando risultano con evidenza frutto di pregiudizi o di inattendibili generalizzazioni, i proverbi sono tramandati con un certo rispetto, come se l’etimologia più accreditata, quella che fa derivare la parola proverbio da probatum verbum, cioè “espressione dotata di fondamento” attribuisse a queste brevi frasi popolari una buona dose di saggezza.
Io credo dunque che anche i miei affezionati lettori (sorvoliamo sul numero) conservino con cura nel loro repertorio quotidiano un buon numero di proverbi, quasi sempre ereditati e tramandati per confermare qualche avvenimento quotidiano o per fare considerazioni sulle persone o sulla vita. E spesso, diciamocelo pure, i proverbi ci azzeccano.
Ma limitiamoci ora ai proverbi più antichi e comuni del mantovano e, con l’aiuto del Tassoni, esploriamo insieme, a proposito delle nostre radici, il campo dei detti relativi all’aspetto fisico delle persone: si tratta di espressioni e credenze popolari assai curiose, oggi per lo più passate in disuso, che, benché facciano sorridere, non risultano molto distanti dalle ipotesi lombrosiane secondo le quali è possibile trarre conclusioni sul carattere delle persone a partire dall’osservazione dei tratti fisici o fisionomici.
Partiamo dalle supersizioni relative al naso, che, a quanto dice il proverbio, è una parte del volto assai indicativa. “Nas arvlì, in casa mia n’agh gnì” (persona col naso arricciato – arvlì -, in casa mia non deve entrare): vale a dire che “chi possiede un naso volto all’in su, ha un carattere rissoso e bisogna stargli alla larga”. E non va meglio per chi ha il naso a becco, perché – detto in modo più pittoresco – “Nas ch’a pisa in boca, guai a chi ‘l toca!” (Naso che piscia in bocca, guai a chi tocca). D’altra parte, non pensiamo di scandalizzare nessuno riportando anche il comune detto “Chi gh’ha bon nas, gh’ha bon cas”, proverbio che perde molto della sua efficacia nella traduzione “purgata”: Chi ha un bel naso grosso, ha un altrettanto buon membro virile”.
Una bella soddisfazione per chi è preso in giro per il suo naso alla Cirano! D’altra parte il naso serve anche a prevedere qualche avvenimento imminente, infatti: “Spüra al nas, o pügn o bas (o létera in viàs)”, cioè “Prurito al naso o pugni o baci, o lettera in viaggio”.
Quanto ai capelli è noto che “Al pü bon di rùs l’ha casà so pàdar in dal pus” (il migliore dei rossi ha buttato suo padre nel fosso), e, per rincarare la dose, : “Al ros, tüti i mat al conos” (il rosso è conosciuto da tutti i matti).
Riguardo all’orecchio si dice “Orécia drita, parola mal dita; orécia stanca, parola franca”, cioè “se prude l’orecchio destro qualcuno sta sparlando di noi, se prude il sinistro siamo lodati”. E se poi si vuole individuare la persona in questione, basta chiedere al nostro vicino di dire un numero da 1 a 21: facendo corrispondere al numero la lettera dell’alfabeto, si potrà risalire a chi fa prudere il nostro orecchio.
Ed è importante anche osservare il contegno e il portamento, perché occorre guardarsi da “quei ch’a parla poch e ch’a tegn al còl stort”, cioè dai taciturni e da chi tiene inclinato il collo, così come bisogna ricordare che “ün ch’a parla poch, ch’a guarda bas e ch’a gh’ha cürt al pas: stag lontan mila pas”: si badi ad evitare, insomma, chi non ti guarda in faccia e chi ha il passo corto.
E persino le unghie e le dita possono dire qualcosa: le macchioline bianche sulle unghie segnalano le bugie, mentre se si fanno scrocchiare le giunture delle dita (cosa peraltro assai fastidiosa) si può rivelare il numero delle proprie (o dei propri) amanti.
Le ragazze poi non devono lamentarsi di quel fastidioso problema che è l’acne giovanile, perché il proverbio dice “St’an bognosa, st’an ch’vegn sposa”, cioè “quest’anno foruncolosa, l’anno prossimo sposa” e se poi il proverbio si avverasse e la ragazza restasse incinta, si ricordi che c’è anche il proverbio per prevedere il sesso del nascituro (ecografie a parte): “quand la pansa l’è güsa. cosìn e gücia; quand l’è larga ‘d fianchet, na on bel mas –cet”, cioè (mi si perdoni il residuo maschilista) “Quando la pancia è a punta, cuscino e ago, quando è larga ai fianchi, nasce un bel maschietto”.
E, per concludere rimettendo in parità uomini e donne, vale la pena riportare un bellissimo detto relativo al percorso di vita delle persone (naturalmente da aggiornare, soprattutto per gli “over settanta”, che ormai sono sempre più numerosi, a differenza di quanto avveniva al tempo in cui è evidentemente nato il proverbio):
“Da mès an al cül fa scan, da vint an s’è in dal bel,
da trenta as fa ‘l sarvel, da quaranta as fa la roba,
da sinquanta as fa la goba, da sesanta pü gnint as cüra
e da setanta as va in sepoltüra”
(“A sei mesi il culo fa da sedia, a 20 anni si è nel bello,
a 30 si fa il cervello, a 40 si fa la roba,
a 50 si fa la gobba, a 60 non si cura più nulla,
e a 70 si va in sepoltura”).